Dove e Come tutto è cominciato: Sono nato da una famiglia povera in una borgata ai confini della città di Roma; un ambiente duro, che fin dai primi anni mi fece capire che non mi voleva; i soprusi erano all’ordine del giorno, e mia madre per paura di una strada così riluttante nei confronti di due bambini che mai avevano visto l’ombra della strada ci rinchiuse in casa; mai usciti dalle quattro mura della nostra stanza.. dovevamo pur fare qualcosa e guardavamo film; ho avuto la fortuna di crescere a cavallo tra gli anni 80 e 90, al contrario degli altri bambini guardavo cose più grandi di me; a 10 anni conoscevo registi come Coppola, riempivo i pomeriggi con le commedie napoletane d’autore e tutto quel cinema di Hollywood che caratterizzava l’epoca..

Crescendo capii che quello che vivevo un tempo che non era il mio; ascoltavo Elvis, i Beatles, bob Dylan; guardavo il cinema anni 70/80 ed ero solo… anche in mezzo agli altri bambini, loro non capivano di cosa io parlassi… tutto quello stare solo, a casa, tra le persone, sviluppò il mio istinto ad evadere; evadere da quella borgata, dalle mura della mia stanza.. immaginavo.. creavo storie con la testa di cui ero il protagonista…

Il teatro: oramai adolescente ancora non sapevo quale fosse la mia strada, a 20 anni soffrii di anoressia e bulimia.. il periodo più buio, più basso, più cupo che abbia mai passato. Da piccoli eravamo poveri si, ma la fame perché non stai bene con te stesso, perché non accetti ciò che sei è diversa…rifiutavo ogni tipo di aiuto; mi misi contro anche la mia docente di italiano, voleva mandarmi dallo psicologo e mi rifiutai: “so che il problema è nella mia testa; e nella mia testa posso entrarci solo io” questa fu la mia risposta. Mi ha tartassato fino alla fine della nostra convivenza scolastica per questo motivo; ricordo per otto mesi non uscii mai di casa, di giorno dormivo, la notte stavo sveglio, mangiavo e rigettavo il cibo nel water per ore… fino all’ennesima alba.. il peso scendeva vertiginosamente, alla fine pesavo 60 chilogrammi, alle volte mi trovavo a parlare da solo al buio; piangere senza motivo… non vedevo il motivo per cui avrei dovuto ancora esserci.. non vedevo prospettive, non riuscivo più ad immaginare.. quella cosa che mi aveva portato via da quelle mura per quasi tutta la vita sembrava svanita…

Se c’è una cosa che ho sempre avuto con me è che io non mollo; mia nonna era cosi; proprio quando il baratro si faceva sempre più buio, una notte mentre vomitavo i soliti cibi e strozzavo l’anima, accesi il piccolo televisore della cucina.. non so’ perché lo feci…era un piccolissimo televisore in bianco e nero.. c’era uno speciale parlavano del primo Rocky; mi colpì il fatto che uno che veniva dai quartieri malfamati di New York, con una paralisi alla faccia e non di bell’aspetto ce l’avesse fatta; contro tutto e tutti.

Una voce nella mente mi disse: “questo devi fare, l’attore!”.

Erano le due di notte spensi il televisore; la mattina dopo alle 5:30 uscii di casa senza avvisare nessuno, dopo otto mesi di isolamento; mia madre mi chiamò dopo un’ora preoccupata fosse successo qualcosa.. che avessi fatto qualcosa… invece risposi: “sto andando a scuola; credo sia finita, sia finita per sempre.. oggi non torno per pranzo, vado a vedere i corsi teatrali della scuola.. e vorrei iscrivermi in palestra..” il problema era nella mia mente.. e la mia mente lo risolse… il teatro, quel film hanno salvato la mia vita.

 

Uscito dal liceo avevo all’attivo già molti spettacoli; all’accademia venivo scansato dai miei compagni, non avevo l’aspetto dell’attore a cui erano abituati… il mio aspetto non rasentava quello dell’attore per eccellenza; per via dei miei muscoli, della mia fisicità, molti registi neanche mi facevamo fare il provino; la prima grande lezione che ricevetti fu proprio questa: “fai di questo la tua forza.. loro credono che tu sia tutto qui; ti stanno sottovalutando, sarà più facile far vedere loro la tua luce.. trova il modo”

Non avevamo i soldi per pagare l’accademia e dovetti lasciare: la mia insegnante insistette tanto per farmi restare ma non potevo.. l’ultima volta che vidi la mia classe una frase uscì dal nulla nella mia mente e ancora è li: “nessuno ha insegnato a Picasso a dipingere; se c’è qualcosa uscirà fuori”

Quindi non mollai! Lavoravo, trasportavo mobili e intanto studiavo, compravo libri, mi esercitavo, facevo provini.

Iniziai a lavorare con chi di teatro ne sapeva, con professionisti, con loro non parlavo mai, li ascoltavo, li studiavo, come si muovevano, il perché lo facevano.. studiavo filosofia; la filosofia mi aiutò molto a crescere come attore.

Così iniziai a farmi conoscere, iniziai a produrre piccoli spettacoli; quello che producevo non erano testi miei ma testi donatori che il teatro già conosce da almeno 200 anni: autori come Feydeau. Le persone venivano ma sembravano svogliate. “Questo teatro perché non li prende?” mi chiedevo; io scrivevo per il cinema ma non per il teatro; “meglio farsi rifiutare un testo al cinema che portarlo in scena di fronte a 200 persone e sentire il loro giudizio” questo era il mio pensiero; poi successe una cosa: uno spettacolo di cui ero protagonista e produttore fece un flop pazzesco; il pubblico non aveva accolto bene lo spettacolo, e io ci rimisi quasi 3000 euro.

Avevo un figlio piccolo e uno stipendio modesto: la botta fu enorme; volevo lasciare…la mia compagna mi disse: “se vuoi lasciare fallo…ma riuscirai a vivere con la cosa che non le hai mai scritte tu le storie che porti in scena? quando sei abituato a scrivere tutti i giorni..” e allora se dovevo lasciare dovevo farlo in grande stile:  “la fai grossa o non la fai per niente”.

Scrissi una commedia, mi presentai al Teatro Cassia che stava allestendo il cartellone per la nuova stagione; mentre aspettavo nella sala d’attesa ascoltavo il direttore artistico che parlava con gli altri registi: ”questo non mi prenderà mai sul serio” pensavo, quando entrai mi guardò negli occhi: ”lei è?” mi chiese, io risposi: ”Fabrizio Nalli” e lui: “mai sentito” (mmm cominciavamo bene); mi disse che i provini per i nuovi volti erano chiusi, io risposi: ”sono qui  per presentare uno spettacolo”; mi chiese l’autore, risposi che ero io; mi chiese la regia, risposi che ero io; mi chiese chi facesse parte del cast, risposi che nel cast c’ero anche io; poi mi chiese: ”quanti anni ha?” e io: ”27”; lui disse che ero troppo giovane come autore: “forse per questo non dovrebbe mandarmi via” risposi; allora lo convinsi a leggere il testo.

Ho aspettato un’ora fuori dall’ufficio sentivo le sue risate da fuori; quando rientrai mi riempì di complimenti sul mio modo di scrivere, ma mi disse che non c’era spazio per nuovi autori e che per entrare nel cartellone bisognava assicurare al teatro almeno 150 posti; io dissi di avere 150 biglietti già venduti; il direttore artistico mi disse che avevo due giorni; se avessi portato la somma dei 150 biglietti sarei entrato in cartellone… comprai 150 biglietti con gli unici risparmi che avevo…

Rischiai dall’inizio alla fine, ero teso, non avevo un mio pubblico, dovevo crearmelo, e dovevo vendere almeno i 150 biglietti che avevo comprato io.

Feci una buona campagna pubblicitaria e alla fine alla sera della prima in Sala c’erano 360 persone.. nessuno credeva potessi farcela; dopo 5 minuti sentivo il pubblico ridere a squarciagola; un’attrice dietro le quinte si voltò e mi disse: “ma stanno ridendo Fabri”!

Ce l’avevo fatta.. contro tutto e tutti! alla fine fu plateale: il direttore artistico disse di non aver visto il teatro così pieno da anni; il Teatro Cassia esplodeva di gente, ma soprattutto di gente rideva.

Da li presi fiducia e scrissi altre 10 commedie e un horror.

Oggi ho la mia compagnia, sono di casa al Teatro degli Eroi e viaggio tra i professionisti del settore; la strada è ancora lunga.. continuo la mia fase di studio da autodidatta, ma la cosa più bella di questo viaggio è la certezza della verità; l’arte è questo; ed ogni individuo è unico..

Il messaggio di ognuno di noi singolare ed universale..

L’immaginazione è la volontà degli dei, la natura il cuore degli esseri umani..

Se qualcosa in noi c’è, che sia teatro, che sia cinema o una qualunque altra forma, il nostro essere si possa esprimere, bisogna lasciar fare il proprio corso alla natura.

Ho imparato a parlare così grazie a questo viaggio che il teatro è..

Attori preferiti:

Se dovessi dire il migliore del passato, mi piaceva molto Robert De Niro; l’eroe di Hollywood.

Quando Hollywood si scendeva per i film di azione lui e Coppola mantennero una tradizione cinematografica di grandi capolavori.

Ma se dovessi scegliere l’attore più tenace, allora nominerei tutti quelli come me: che non sono famosi ma continuano ad ispirare ed ispirarsi.

Sbracciare in questo mondo non è semplice… ma era più dura starsene dietro quattro mura immaginando cosa fosse la realtà… quando sono lì sopra grido al mondo della mia maledizione.. e di quanto la amo…

Quest’anno porterò in scena “E se.. c’era una volta”: una commedia scritta, diretta ed interpretata da me (come al solito) e coronerò di nuovo il mio sogno….

Where and when everything started..

I was born from a poor family in a village on the outskirts of the city of Rome; a harsh environment, which from the early years made me understand that life would be tough for me.

Abuses were on the agenda, and my mother for fear of a street so reluctant towards two children who had never seen the shadow of dangers locked us in the house; so I never left the four walls of my room..

We had to do something so we watched tons of movies. I was lucky enough to grow up among the years 80 and 90 and unlike the other children I looked at things bigger than me: at 10 I knew directors like Coppola, I filled the afternoons with Neapolitan comedies and all that Hollywood cinema that characterized the era.

Growing up I understood that what I lived in a time that was not mine; I listened to Elvis, the Beatles, bob Dylan; I watched the cinema from the 70s and 80s and I was alone … even among the other children, they did not understand what I was talking about …

All that time being alone, at home, among people, developed my instinct to escape; escape from that village, from the walls of my room..

I imagined.. I made stories with the head of which I was the protagonist …

I still didn’t know what my way was: at 20 years old I suffered from anorexia… the darkest, lowest, toughest period I have ever lived.

As children we were poor yes, but being starving because you are not well with yourself, because you don’t accept what you are is different …

I refused any kind of help; I also challenged my Italian teacher, he wanted to send me to the psychologist and I refused: “I know that the problem is in my head; and in my head there would be the solution. I am the only one who can enter it” this was my answer, I harassed myself until the end of our school life for this.

I remember for eight months I never left the house, during the day I slept, at night I was awake, I ate and I rejected food in the toilet for hours … until the umpteenth dawn..

The weight dropped dramatically, at the end I weighed 60 kilograms; sometimes I found myself talking alone in the dark; crying for no reason… I didn’t see why I should still be there .. I didn’t see prospects, I could no longer to i imagine .. that thing that had taken me away from those walls for almost all my life seemed to have vanished …

If there is one thing I have always had with me is that I don’t give up; my grandmother was like that: just when the barter it was getting darker, one night while I vomited the usual food and choked my soul, I turned on the small TV in the kitchen: I don’t know why I did it … it was a very small black and white TV.. there was a special show about first Rocky.

I was struck by the fact that one who came from the infamous neighborhoods of new York, with a paralysis to the face and not good-looking had made it; against everything and everyone; a voice in the mind said: “this is what you must do: the actor!”

It was two in the morning I turned off the television; the next morning at 5:30 I left the house without warning anyone, after eight months of isolation; my mother called me after an hour worried something had happened .. that I had done something … instead I replied: “I’m going to school; I think it’s over.. today I’m not going back for lunch, I’m going to see the school theater courses .. and I would like to enroll in the gym..”

The problem was in my mind.. and my mind solved it … the theater, that movie saved the my life.

Theatre

When I left high school, I already had a lot of little scars on my face.

At the academy I was dodged by my classmates cause I didn’t look like the actor they were used to.

I always thought that the search for perfection leads you to solitude for a certain period; I was used to it; it was like I was in my room as a child … my appearance did not border on that of the actor par excellence.

Because of my muscles, my physicality, many directors didn’t even let me audition; the first great lesson I received was just this: “make this your strength.. they believe that you are all here; they are underestimating you, it will be more funny to show them your light.. find the way!”

We did not have the money to pay for the academy and I had to leave: my teacher insisted a lot to make me stay but I could not .. the last time I saw my class a phrase came out of nowhere in my mind and it is still there: “nobody  taught Picasso to paint; so if there something special in me, it will come out” so.. not give up!

I worked, I transported furniture and meanwhile I studied, I bought books, I practiced, I did auditions, began to work with those who knew about the theater, with professionals; among them I never spoke, I listened to them, I studied them, how they moved, why they did it …

I studied philosophy; philosophy helped me a lot to grow as an actor, in the end he started to make me known, I started to produce small shows.

Now what I played were not my lyrics but donor texts already famous and known for at least 200 years: authors such as feydeau, and people came but seemed listless; “why don’t you take this tract?” I asked myself; I wrote for the cinema but not for the theater; “staged in front of 200 people and hear their judgment” this was my thought.

Now one thing happened: a show I was the protagonist and producer made a crazy flop; the audience had not welcomed the show well, and I lost almost 3000 euros.

I had a small son and a modest salary the blow was huge; I wanted to leave … my partner said to me: “if you want to leave it ok… but will you be able to live with the thing that you have never played the stories you have always been writing? Can you do it every day?”; and then if I had to leave I had to do it in a big way “you do it big or you don’t do it at all ”

I wrote a comedy, I presented myself at the Cassia theater that was preparing the playbill for the new season; while I was in the waiting room I listened to the artistic director who spoke with the other directors: “this will never take me seriously” I thought, when I entered he looked into my eyes: “who are you?” he asked me, I answered: “Fabrizio Nalli” and he: “never heard”..

I had started very bad and then he told me that the auditions for the new faces were closed; I replied: “I am here to present a show”, he asked who was the author, I replied that it was me; he asked me who was the director; I replied that it was me; he asked me who was part of the cast; I replied that in the cast I was there too, then he asked me: “How old are you?” and I: “27”; he said that I was too young as an author: “maybe that’s why you shouldn’t send me away” I replied then I convinced him to read the text.

I waited an hour outside the office, I heard his laughter from outside; when I came back he filled me with compliments on my way of writing, but he told me that there was no room for new authors and that to enter the playbill, at least 150 tickets sold had to be guaranteed to the theater; I said I got them; the artistic director told me that I had two days; if I had brought the sum of the 150 tickets I would have entered the playbill …

I bought 150 tickets with the only savings I had … I threw up from the beginning to the end, I was tense I didn’t have my audience, I had to create it, and I had to sell at least the 150 tickets that I had bought.

I did a good advertising campaign and at the end of the evening of the first in the Hall there were 360 ​​people … so many!! nobody believed I could do it; after 5 minutes I felt the audience laughing at rips throat; an actress behind the scenes turned and said to me: “Fabri they are all laughing and enjoying!!” I did it ..

The artistic director said he had not seen the theater so full for years; I exploded the Cassia Theater; I trusted them and wrote 10 more comedies & horror ..

Today I have my company, I feel at home at the Theater of the Heroes and travel among the professionals of the sector.

The road is still long.. I continue my studies as a self-taught, but the best thing about this trip is the certainty of truth; art is this; and each individual is unique..

The message of each of us singular and universal..

Imagination is the will of the gods, nature the heart of human beings..

If there is something in us it is, whether it is theater, that it is cinema or whatever other form our being can be expressed, we must let nature take its course; I learned to speak like this thanks to this journey that theater is …

Favorite Actors

If I had to say the best of the past I really liked Robert De Niro; the hero of Hollywood; when Hollywood went down for the action movies he and Coppola maintained a cinematographic tradition of great masterpieces.

But if I have to pick the bests to say, I would choose the most tenacious … all those like me .. famous but who continue to inspire others and themselves … to succeed in this world is not easy … but it was harder to stay behind four walls imagining what reality was …

When I’m up there I cry to the world of my curse .. and how much I love it …

This year I will stage “And if … once upon a time” a comedy written, directed and interpreted by me (as usual) and I will fulfill my dream again….

 

1 commento
  1. pits
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